PALLOTTOLA SFONDA FINESTRA SCUOLA, ON. BRAMBILLA: “FATTO SCONVOLGENTE”

“Un fatto a dir poco sconvolgente, anche per chi, come me, da sempre fa campagna contro la caccia”. Così l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, commenta la “tragedia sfiorata” (parola del Questore) a Terni, dove, questa mattina, il proiettile partito accidentalmente dall’arma di un cacciatore ha percorso circa 400 metri, ha sfondato la finestra di un istituto professionale mentre gli allievi erano a lezione e si è conficcato nel muro di un corridoio, ad altezza d’uomo.

“Per quanto possa sembrare incredibile – incalza l’ex ministro – le norme vigenti consentono di detenere e di usare per la caccia armi potentissime, con una gittata anche di due chilometri, e lo consentono a persone evidentemente irresponsabili, visto che l’interessato, poi identificato dalle forze dell’ordine, non solo se n’è andato tranquillamente a caccia di cinghiali dopo lo sparo accidentale, ma all’inizio ha dichiarato di aver esploso un colpo a salve. Per fortuna nessuno è rimasto ferito, ma credo che tutti abbiamo il dovere di riflettere sui pericoli ai quali la caccia, questa pratica assurda, anacronistica e crudele espone i comuni cittadini”.

Nella stagione 2015-2016 l’Associazione vittime della caccia, consultando fonti di stampa, ha contato, in ambito venatorio, 18 morti (tra cui 1 minore) e 72 feriti (3 minori). Tra febbraio e agosto di quest’anno, quindi fuori della stagione, 17 vittime di armi da caccia, di cui 6 morti. “Non mi faccio illusioni sull’atteggiamento del governo filo-doppiette del premier Renzi – conclude l’onorevole – ma spero che in Parlamento qualcuno rifletta sul caso di Terni e su queste cifre, prima di compiacere ancora, con nuovi “regali”, la lobby dei cacciatori e degli armaioli”.


© MARCO MARIANELLA
09/11/2010
CONVEGNO "LA COSCIENZA DEGLI ANIMALI"
NELLA FOTO:
MICHELA VITTORIA BRAMBILLA MIN. DEL TURISMO

ON. BRAMBILLA: “LA CACCIA E’ UN RITO BARBARICO E INGIUSTIFICABILE”

“Da domani un esercito ben armato invaderà i boschi e le campagne, prima di alcune Regioni, poi di tutto il nostro Paese. E’ l’esercito dei cacciatori, circa 700 mila: pochi rispetto a quanti erano qualche decennio fa, ma sempre moltissimi, pronti a sparare su qualsiasi animale abbia la sventura di trovarsi sulla lista delle specie cacciabili (in Umbria e Marche le preaperture riguardano 9 specie, in Friuli-Venezia Giulia 8), sulla base di calendari venatori che in alcuni casi sfidano apertamente le norme europee e quindi procureranno nuove procedure di infrazione”. Lo ricorda l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’ambiente.

“Nella nostra civiltà occidentale – sottolinea l’ex ministro – da millenni la caccia non è più una fonte primaria di sostentamento e da secoli neanche una fonte accessoria. La chiamano “sport”, ma che c’è di “sportivo” nel perseguitare a suon di pallottole degli animali indifesi? L’attività venatoria non ha giustificazione alcuna, è solo un rito barbarico che soddisfa gli appassionati di morte e riempie le tasche dei produttori di armi. In quest’ultimo fattore dobbiamo probabilmente riconoscere la ragione ultima della sua sopravvivenza oltre e contro ogni logica”.

“Se non fosse un problema serissimo, per i danni che arreca e per le vittime che provoca – aggiunge – la caccia in un territorio densamente popolato come quello italiano avrebbe indubbiamente risvolti comici. Quasi ovunque la selvaggina non è sufficiente e per riempire i carnieri bisogna ricorrere al ripopolamento di lepri, fagiani e altre prede: animali allevati che di solito non oppongono grande resistenza ai baldi Rambo di casa nostra. Però il piombo non fa distinzioni. Abbatte gli animali presi di mira (danneggiando il patrimonio faunistico di tutta la collettività), gli escursionisti, persone estranee alle battute di caccia o i cacciatori stessi, spesso anziani dai riflessi un po’ appannati che di tanto in tanto si sparano addosso”.

Eppure l’opinione pubblica è fermamente e costantemente contraria alla caccia. L’ultimo rapporto Eurispes, pubblicato quest’anno, fissa a 68,5 per cento la quota dei no. “Il governo di qualsiasi Paese – commenta l’on. Brambilla – ne terrebbe conto. Il nostro invece compete con quelli regionali nel far regali alle doppiette, come l’ok all’allevamento di richiami vivi, la possibilità di cacciare sulla neve, più pallottole in canna e così via. Quando si decideranno a prendere in considerazione l’opinione dei cittadini?”