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ENDTHECAGEAGE, VITA DI UNA QUAGLIA. LEIDAA E ALTRE ASSOCIAZIONI CHIEDONO STOP ALLE GABBIE NEGLI ALLEVAMENTI

Quaglie: la vita in gabbia di un uccello allevato per scopi alimentari

Video investigazione in allevamenti italiani. Associazioni chiedono la fine di tutte le gabbie in UE

Tutta la vita in uno spazio grande meno di uno smartphone di media grandezza. E’ la misera esistenza cui sono condannate le quaglie negli allevamenti intensivi, come mostrano le immagini girate da CIWF Italia in stabilimenti del nostro Paese.Questi piccoli uccelli, allo stato selvatico ancora migratori, vivono fin dalla nascita in gabbie comuni di superficie variabile tra circa 86 a 184 cm quadrati. La loro frustrazione e la loro sofferenza non hanno giustificazione. Animal Aid, Animal Law, CIWF Italia, Enpa, LAV, Legambiente, LEIDAA e Terra Onlus invitano tutti i cittadini italiani a firmare l’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) che chiede la fine dell’uso di tutte le gabbie negli allevamenti.

Link alla petizione: https://leidaa.endthecageage.eu/?cage=cages

Guarda il video: https://www.youtube.com/watch?v=raP_1-JHCME

Galleria fotografica

Scarica il report sulle gabbie in UE

Altre immagini disponibili su richiesta

Le quaglie sono piccoli uccelli. In Italia sono allevate a scopo alimentare circa 12 milioni di quaglie, la stragrande maggioranza in gabbia.

Un uccello rinchiuso in gabbia – In natura le quaglie compiono piccoli voli, soprattutto per fuggire quando sono spaventate. Vivono in coppie o piccoli gruppi e trascorrono la maggior parte del tempo razzolando in cerca di cibo e facendo bagni di polvere. Tutti questi comportamenti sono totalmente frustrati nel confinamento estremo delle gabbie. Le immagini della video investigazione lo mostrano chiaramente: le quaglie sbattono ripetutamente il capo ferendosi, hanno ampie zone del corpo senza piume, perché si beccano fra di loro a causa dello stress. Il loro richiamo selvatico rimbomba negli angusti capannoni, i loro colli si allungano disperatamente al di là delle gabbie.

Per far sopravvivere questi animali in condizioni di così grande stress, spesso vengono loro somministrati antibiotici di routine, attraverso l’acqua e il mangime.

Uova e carne – Le quaglie vengono allevate sia per la carne che per le uova che vengono utilizzate anche in ricette gourmet. Questi prodotti sono disponibili anche al supermercato, ma non essendoci nessun obbligo di etichettare indicando il metodo di allevamento, in assenza di specifiche descrizioni, si può assumere che con grande probabilità si tratti di prodotti provenienti da animali allevati in gabbia.

L’ICE “End the Cage Age” – L’iniziativa dei cittadini europei “End the Cage Age” chiede la fine dell’uso delle gabbie negli allevamenti nell’UE. E’ sostenuta da oltre 140 associazioni. Lanciata a Bruxelles lo scorso settembre e a Roma in ottobre, l’iniziativa ha riscosso il sostegno di vip e politici, anche del Ministro della Salute Giulia Grillo, che ha firmato la petizione.

Obiettivo della petizione è raggiungere un milione di firme entro il prossimo 11 settembre al fine di ottenere un pronunciamento della Commissione su questo argomento.

In Italia la procedura prevede l’inserimento nel form, online o cartaceo, di un valido documento d’identità. I dati sono conservati secondo la legge europea in un sistema sicuro della Commissione.

Dichiara Annamaria Pisapia, membro del Comitato dei cittadini che hanno presentato l’ICE: “Le quaglie allevate per uova e carne sono tra i più ‘invisibili’ degli animali allevati a scopo alimentare. Eppure, i loro numeri sono enormi, come enorme è la loro sofferenza nelle gabbie. Grottesco che prodotti derivanti da animali vissuti in queste terribili condizioni possano essere considerati gourmet. I cittadini hanno ora la possibilità di fare qualcosa di concreto per porre fine alla crudeltà su milioni di quaglie, firmando la ICE contro le gabbie. Oltre a, chiaramente, evitare di comprare uova e carne da quaglie allevate in gabbia”.

APPROFONDIMENTI

I comportamenti naturali delle quaglie

Le quaglie vivono in natura in coppie o in piccoli gruppi, formando gruppi più grandi per la migrazione. Normalmente le quaglie compiono piccoli voli, generalmente quando sono spaventate, anche se le quaglie selvatiche sono ancora in grado di compiere migrazioni facendo soste frequenti.

Le quaglie trascorrono la maggior parte del tempo razzolando in cerca di cibo e amano fare bagni di polvere diverse volte al giorno.

Sono in grado di produrre 28 diversi tipi di vocalizzazioni con diverse funzioni.

Ogni quaglia produce uova con un colore ed un disegno speciale, perciò è possibile riconoscere le uova di ogni singolo animale.

Le femmine costruiscono il loro nido in un luogo riparato e covano per 16-17 giorni girando l’uovo ogni 15-20 minuti.

Una volta nati i piccoli stanno vicini alla madre, che li nutre, per 4 giorni. A 11 giorni i piccoli sono indipendenti.

NUMERI SULLE QUAGLIE

1,4 miliardi di quaglie allevate nel mondo

143 milioni di quaglie allevate in UE

12 milioni di quaglie allevate in Italia

Il 90% sono allevate in gabbia, sia per produrre carne che per produrre uova

86 cm quadrati per ogni quaglia allevata per produrre carne

184 cm quadrati per ogni quaglia allevata per produrre uova

5 settimane: la vita di una quaglia allevata per produrre carne

6 mesi: la vita di una quaglia allevata per produrre uova

250gr: il peso di una quaglia quando viene inviata al macello


cuccioli

IN PRIMA CLASSE VERSO LA VITA: “ITALO” REGALA IL VIAGGIO AI CUCCIOLI DI LUCE. ON. BRAMBILLA: “RIFLETTERE SU STORIA DI CRUDELTÀ E DI SPERANZA”

Viaggio in prima classe, finanziato da “Italo”, per i cuccioli di “Luce”, la cagnolina seviziata nel Cosentino che, prima di morire, è riuscita a partorire i suoi piccoli. Dimessi sabato dalla clinica veterinaria romana che li aveva in cura e affidati ai volontari della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, il giorno stesso i cuccioli hanno viaggiato gratis con i loro accompagnatori sul “no stop” Roma-Milano delle 16,10.

Nel capoluogo lombardo, dove le chances di adozione sono maggiori, inizieranno il percorso che, appena sarà possibile, li condurrà in una nuova casa: sono già numerose le richieste per questi simpatici cagnetti, che, se non fossero intervenuti i volontari della LEIDAA, sarebbero stati condannati a morte sicura dalla mano crudele di individui senza scrupoli. Chi ha voluto disfarsi di Luce, incinta, prossima al parto, l’ha legata per le zampe e semisepolta sotto un mucchio di foglie e rami secchi sul ciglio di una stradina di campagna di Marano Marchesato (Cosenza). Non si sa per quanto tempo sia rimasta così: abbastanza, questo è certo, perché sofferenza e terrore abbiano lentamente provocato il cedimento degli organi interni e alla fine il coma. Doveva spegnersi, con i suoi piccoli non ancora nati. Invece, ancora una volta, la voglia di vivere ha fatto il miracolo. La mamma è morta, quasi tutti i cuccioli sono sopravvissuti.

“Ringrazio la società Italo – afferma l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente di LEIDAA – per il contributo che ha voluto dare, mostrando grande sensibilità, al benessere dei figli di Luce, che hanno potuto affrontare il viaggio nelle condizioni migliori. I piccoli e la loro sfortunata mamma sono protagonisti di una storia che dovrebbe far riflettere tutti e specialmente i colleghi parlamentari. Rilanceremo subito la richiesta che portiamo avanti da sempre, che abbiamo formalizzato nella scorsa legislatura e ripresentato in questa, sotto forma di proposta di legge a mia firma: pene più severe per chi maltratta e uccide gli animali. Tra le altre cose, la proposta aumenta, rispettivamente fino a cinque e sei anni, le pene per il maltrattamento e l’uccisione di animali, mentre diventano “delitti” in senso tecnico le condotte di detenzione in condizioni “insopportabili”, quella dell’abbandono e quella dell’uccisione di esemplari di specie protette, punita anch’essa con sei anni di reclusione”.


piovanello tridattilo (Calidris alba) sulla battigia

TRAFFICO SPECIE PROTETTE, LEGA ITALIANA DIFESA ANIMALI E AMBIENTE: “NECESSARIE PENE PIÙ SEVERE”

“L’operazione condotta oggi in Calabria dai carabinieri forestali contro il bracconaggio è l’ennesima dimostrazione che il traffico di specie protette è una delle voci più importanti dell’economia illegale, anche nel nostro Paese. Ringraziamo la magistratura e le forze dell’ordine per il loro impegno contro questi gravi crimini, che meriterebbero sanzioni più severe”. Lo scrive in una nota Simona Bazzoni, responsabile organizzativo della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, fondata e presieduta dall’on. Michela Vittoria Brambilla.

“La relativa tenuità delle sanzioni, la sopravvivenza di antiche abitudini e la domanda del “mercato” – prosegue Bazzoni – contribuiscono alla diffusione dei crimini di natura, soprattutto quando sono coinvolte specie protette,  e rendono la pratica del bracconaggio particolarmente appetibile per le organizzazioni criminali. Perciò occorre rafforzare le sanzioni. Come previsto nella proposta di legge depositata dalla nostra presidente, l’on. Brambilla, che, tra le altre cose punisce “chiunque, in violazione di disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, prelevi in natura, catturi, riceva o acquisti, offra in vendita o venda uno o più esemplari di specie animali protette, ne cagioni la morte o la distruzione, importi, esporti, riesporti sotto qualsiasi regime doganale, faccia transitare, trasporti nel territorio nazionale, ovvero ceda, riceva, utilizzi, esponga o detenga esemplari di specie di fauna protetta” con la reclusione da un minimo di 2 ad un massimo di 6 anni e la multa da 15 mila a 90 mila euro”.

(Piovanello tridattilo, foto di repertorio)


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RANDAGISMO: CONTRO L’EMERGENZA, GLI SMS SOLIDALI ALLA LEGA ITALIANA DIFESA ANIMALI E AMBIENTE

Dalle campagne per il possesso responsabile e per le adozioni a quella per le sterilizzazioni al Sud (due tranches di cui una già completata): è la missione della Lega italiana per la Difesa degli animali e dell’Ambiente, fondata e presieduta dall’on. Michela Vittoria Brambilla, che chiede il sostegno, attraverso l’iniziativa solidale “SMS-Salvami subito”, di tutti coloro che amano gli animali e li vogliono vedere rispettati. Il fenomeno del randagismo non soltanto causa di per sé inenarrabili sofferenze a decine di migliaia di animali d’affezione, che dovrebbero vivere in famiglia e non per strada, ma spesso è la premessa per ripugnanti abusi, oltre ad avere conseguenze negative sulla salute e la sicurezza della collettività e sull’immagine turistica del nostro Paese.

Per contrastare l’abbandono, l’indifferenza, la crudeltà, per finanziare il soccorso, la cura, il ricovero e la sterilizzazione degli animali vaganti e in difficoltà, fino al 27 maggio si potranno donare 2 euro con ciascun sms inviato da cellulare al numero 45580 oppure 5/10 euro chiamando da rete fissa. Ringraziamo fin d’ora – dice Michela Vittoria Brambilla – tutti i sostenitori che con il loro gesto ci consentiranno di intervenire laddove la situazione è più difficile”.

Lo spot televisivo è visibile su YouTube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=CxaXGILdutQ mentre quello radiofonico è scaricabile all’indirizzo https://drive.google.com/open?id=11Ws1uXMpWqeJhlLp4RLkkmYiKBVzrglE.


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VESUVIO, ASSOCIAZIONI: NO A EUTANASIA DEI CANI DELLA “ZONA ROSSA”

Le principali Associazioni nazionali di protezione animale – Animalisti Italiani, ENPA, LAV, LNDC Animal Protection, LEIDAA e OIPA – hanno scritto una lettera congiunta alle autorità della Regione Campania e al Ministero della Salute per richiedere un’urgente modifica del “Manuale operativo regionale per la gestione delle emergenze veterinarie in sanità pubblica e in sicurezza alimentare”.

Nella stesura finale del documento, infatti, è prevista l’eutanasia per gli animali d’affezione nell’impossibilità di allontanamento dalla zona rossa vesuviana in caso di emergenza. Tale disposizione è totalmente in contrasto con la normativa nazionale e regionale in materia di tutela degli animali e pertanto le Associazioni ne hanno richiesto l’immediata cancellazione con tempestiva notifica a tutti gli attori coinvolti nella gestione delle emergenze.

Con l’occasione le Associazioni hanno ribadito l’importanza del loro coinvolgimento nella elaborazione e stesura di norme o procedure che riguardano gli animali per evitare grossolani errori come in questo caso; coinvolgimento che non potrà che essere a livello Nazionale – e quindi presso la sede del Dipartimento della Protezione Civile – e ciò anche  alla luce delle recenti modifiche inserite col Decreto 1/2018  fortemente volute proprio dalle associazioni.

(Vesuvio, foto da Wikipedia)


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UNA PROTEZIONE CIVILE PER ANIMALI. L’APPELLO ALLE ISTITUZIONI

Appello alle Istituzioni. Perché è necessario inserire una sezione animali in seno alla Protezione Civile

La necessità di organizzare, al servizio del Paese, una protezione civile per gli animali e le loro famiglie è evidente e non più rinviabile.

La gestione, il recupero, la messa in sicurezza degli animali da compagnia in occasione di calamità naturali, dai terremoti alle alluvioni, alle nevicate che isolano intere comunità, risulta oggi sempre più richiesta dalle stesse famiglie e dalle Amministrazioni Locali. E’ significativo che il dibattito odierno abbia preso il via ufficialmente nelle sedi che rappresentano il popolo e che decidono le leggi per il Paese. E’ qui che,  come associazioni animaliste,  ci siamo dati appuntamento.

Il tempo della gestione spontaneistica ed episodica delle emergenze deve finire e le associazioni chiedono che:

– in sede di Conferenza Stato–Regioni, nella seduta del prossimo 6 dicembre, e nelle sedi parlamentari preposte, venga  approvato  un emendamento finalizzato all’introduzione di una previsione nella disciplina de iure condendo che espliciti la finalità del soccorso, dell’assistenza e della protezione degli animali tra gli obiettivi di  protezione civile.

– quanto sopra sarebbe in linea all’Ordine del Giorno n.9/2607-B/4 , accolto dal Governo lo scorso 7 marzo nell’Aula della Camera dei Deputati,  che lo impegna “a dotare la Protezione Civile di una sezione dedicata all’intervento sugli animali”;

– venga realizzato un coordinamento che consenta la formazione dei volontari e che strutturi, in seno alla Protezione Civile,  non solo il volontariato animalista, ma anche quello dei medici veterinari che potrebbe, se ben gestito e indirizzato, rappresentare una grande risorsa di supporto ai territori colpiti da calamità.

Il tutto finalizzato ad avere un piano d’azione comune e delle procedure codificate per agire efficacemente insieme, già preparati e in maniera riconosciuta, immediatamente dopo una catastrofe e nel periodo post emergenziale.

 


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PROTEZIONE CIVILE, ASSOCIAZIONI: “UN SERVIZIO ANCHE PER GLI ANIMALI”

E’ ormai evidente la necessità di mettere a disposizione del Paese servizi di protezione civile anche per gli animali e le loro famiglie e non è più rinviabile una decisione in merito. Lo ribadiscono le associazioni animaliste (Animalisti Italiani, Enpa, Lav, LNDC, Leidaa e Oipa) che da tempo si battono per questo obiettivo e che oggi hanno promosso, nella sala NIlde Iotti della Camera dei deputati, una tavola rotonda intitolata “Gli interventi delle associazioni animaliste nelle calamità”.

Il salvataggio, il recupero, la messa in sicurezza, la gestione degli animali da compagnia in occasione di calamità naturali, dai terremoti alle alluvioni, alle nevicate che isolano intere comunità, sono esigenze sempre più sentite tanto dalle famiglie quanto dalle amministrazioni locali Il tempo della gestione spontaneistica ed episodica delle emergenze deve finire. Perciò le associazioni chiedono che:  durante l’esame dello schema di decreto legislativo sulla protezione civile da parte della Conferenza Stato–Regioni, nella seduta del prossimo 6 dicembre, e nelle sedi parlamentari preposte, sia introdotta una previsione che contempli esplicitamente, tra gli obiettivi della protezione civile il soccorso, l’assistenza e la tutela degli animali. Tale iniziativa sarebbe in linea con l’impegno – assunto dal governo accogliendo, il 7 marzo scorso, nell’aula della Camera dei deputati,  l’ordine del giorno n.9/2607-B/4 Duranti-Palese – “a dotare la Protezione Civile di una sezione dedicata all’intervento sugli animali”. Sarebbe inoltre opportuno istituire, in seno alla Protezione civile, un coordinamento che provveda alla formazione dei volontari e che coinvolga non solo l’associazionismo animalista, ma anche i medici veterinari che potrebbero rappresentare una grande risorsa in supporto ai territori colpiti da calamità.

Sono maturi i tempi, affermano le associazioni, per una Protezione civile animale, per un volontariato specializzato il cui ruolo sia riconosciuto e il cui lavoro sia in sinergia con le istituzioni che operano sul territorio. Il dibattito, del resto, si apre in un momento cruciale per il ruolo del no profit nella prospettiva di riforma della protezione civile. E non solo, dopo che, nel provvedimento sul Terzo settore, la parola “animali” non è stata espressamente citata. Un errore che è fuori dal tempo.

Il cammino non sarà breve, ma da oggi il Parlamento non avrà alibi per dire “non sapevamo”, “non avevamo capito”.


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LECCO, AL VIA PROCESSO PER MALTRATTAMENTI. DENUNCIÒ LA LEIDAA

Un ”blitz” era scattato nel luglio 2013 dopo la segnalazione al Corpo forestale dello Stato dalla Lega italiana per la difesa degli animali. Così più di un centinaio di animali erano finiti sotto sequestro per presunti maltrattamenti da parte del loro proprietario, Claudio F., allevatore residente a Molteno.
Come riporta Merate Online a distanza di quattro anni da quell’episodio, stamani in tribunale a Lecco – al cospetto del giudice monocratico Nora Lisa Passoni – è cominciato il procedimento penale nei suoi confronti.
Secondo il quadro accusatorio ancora da dimostrare, l’allevatore avrebbe sottoposto gli animali a comportamenti e fatiche insopportabili, lasciando i cani legati per giorni ad una catena di ferro troppo corta per consentire loro di abbeverarsi, in condizioni igieniche pessime, avendo peraltro estratto i canini a tre di essi mediante l’utilizzo di una tenaglia. Una condotta analoga sarebbe stata manifestata dal moltenese nei confronti del gregge di pecore (144 per la precisione) che facevano la spola tra la sede dell’azienda agricola di Molteno e il pascolo ai Piani dei Resinelli, dove gli animali sostavano per buona parte dell’anno, prima di scendere a valle secondo l’antico rito della transumanza. Il reato contestato al 63enne è quello di maltrattamento di animali (secondo l’articolo 544 ter del codice penale).
Il sopralluogo era stato condotto dalle forze dell’ordine del comandante Andrea Turco – alla presenza di un veterinario dell’Asl e della presidente della Leidaa, Michela Vittoria Brambilla – sia a Molteno, dove erano stati rinvenuti i cani pastore, poi sequestrati, sia ai Piani dei Resinelli dove si trovava la gran parte degli animali riconducibili all’azienda agricola di proprietà dell’imputato. Si torna quindi in aula il prossimo 21 febbraio. Intanto i due cani sono stati presi in gestione dalla Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente e hanno finalmente trovato casa.