On. Brambilla

MILLEPROROGHE, ON. BRAMBILLA: “SUI TEST CON ANIMALI NO AL RINVIO DEI DIVIETI”

Applicare da subito i divieti, previsti dalla legge, di compiere su animali esperimenti per ricerche su sostanze d’abuso e xenotrapianti e di riutilizzare animali già sottoposti a test se non per procedure classificate “lievi” o condotte completamente in anestesia generale; aumentare a tre milioni annui lo stanziamento previsto per il sostegno dello sviluppo e di metodi alternativi ai modelli animali. Sono gli obiettivi dei due emendamenti al decreto “milleproroghe” depositati oggi dall’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente.

Osserva l’ex ministro: “Il testo presentato dal governo, con l’ennesimo rinvio dell’applicazione del decreto legislativo 26/2014, è ingannevole e contraddittorio: se il problema è la totale assenza di metodi alternativi all’utilizzo degli animali nei test sulle sostanze d’abuso e per gli xenotrapianti, le risposte quali sono? Il rinvio di un anno e lo stanziamento di briciole per elaborare quei metodi alternativi di cui si rileva la mancanza? Bisogna dire la verità, cioè che la maggioranza non fornisce l’appoggio politico e finanziario per promuovere una ricerca effettivamente al passo con i tempi. Le alternative in alcuni casi ci sono già, in altri sono dietro l’angolo. Lo stop senza deroghe sarebbe un formidabile incentivo per consentirne finalmente l’applicazione e la diffusione, che va comunque sostenuta con adeguate risorse e non per finta. Sui meccanismi di azione di alcool, fumo e droghe abbiamo abbondanti dati, purtroppo, di origine umana ed è paradossale cercare di ricavarne altri costringendo esseri viventi che in natura non bevono alcoolici, non fumano e non si drogano a replicare, non si sa poi con quanta affidabilità, gli abusi della nostra specie. Quanto agli xenotrapianti, trapianti tra specie diverse, il futuro è la medicina rigenerativa, dietro l’angolo ci sono l’utilizzo delle cellule staminali e il bioprinting in 3D. Inoltre, senza una parola di spiegazione o giustificazione, la proroga proposta dal governo consente in generale di riutilizzare gli animali già sottoposti a “procedure” anche quando la nuova procedura sia classificata come “moderata”, mentre il decreto 26/2014 l’avrebbe consentito, a partire dal 31 dicembre 2016, solo per le procedure “lievi” o condotte in anestesia generale (primo grado della scala che arriva a “grave”). Quella del Conte-bis sarebbe la terza proroga sulla pelle di animali che hanno comunque già subito esperimenti. Tra le procedure classificate “moderate”, per le quali con la proroga sarebbe possibile il riutilizzo, sono compresi, per esempio, “test di tossicita’ cronica/cancerogenicita’ con punti finali non letali, irradiazione o chemioterapia in dose subletale o dose altrimenti letale ma con ricostituzione del sistema immunitario, induzione di tumori o tumori spontanei che si prevede causino dolore o angoscia moderati o interferenza moderata con il comportamento normale, creazione di animali geneticamente modificati mediante procedure chirurgiche” ed altre cose del genere. Io – conclude la deputata – non ci sto, e faccio appello a tutti i parlamentari che condividono la mia opinione, indipendentemente dallo schieramento, perché si oppongano al rinvio”.


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A “DALLA PARTE DEGLI ANIMALI”, TANTI AMICI DA ADOTTARE E I CAMPIONI DELL’AGILITY DOG

Tante adozioni e tante emozioni nella seconda puntata di “Dalla parte degli animali”, la trasmissione ideata e condotta dall’on. Michela Vittoria Brambilla, in onda su Rete 4 la domenica alle 10,50 subito dopo la Santa Messa. Nel sommario la storia di un furetto piuttosto “in carne” e di due conigli formato XL, un servizio alla scoperta del “Doga”, tanti meravigliosi cani e gatti in cerca di casa, l’esibizione dei campioni di “agility dog” del gruppo cinofilo monzese “Corona Ferrea”, uno spazio-solidarietà dedicato agli animali da salvare in Australia.

Tutto questo nel programma che tiene compagnia agli italiani che amano gli animali e si commuovono ascoltando le loro storie e quelle degli umani che se ne prendono cura: trovatelli in cerca di adozione ma anche cani eroi, protagonisti di incredibili prove di fedeltà verso i loro amici umani o con altre specie, quattrozampe che si meritano la nostra attenzione e il nostro affetto, volontari animalisti o semplicemente persone che decidono di farla finita con l’indifferenza e di aprire le porte del proprio cuore e della propria casa. Una mattina di sentimenti, di sorrisi e di grande passione per una trasmissione veramente “dalla parte degli animali”, pensata per dare una seconda opportunità ai tanti piccoli amici che vivono nei canili e nei rifugi italiani, di qualunque specie siano.

Michela Vittoria Brambilla, che è anche presidente della Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente, ringrazia non solo Mediaset e in particolare il direttore di Rete4 Sebastiano Lombardi per la sensibilità dimostrata puntando su “Dalla parte degli animali”, ma tutti i telespettatori per gli ascolti “ben superiori alla media di rete” registrati domenica scorsa, al debutto della quarta stagione. “Siamo partiti – afferma – con il piede giusto: “E’ grazie al nostro pubblico che ogni domenica riusciamo a compiere il miracolo di regalare il calore di una famiglia a piccoli amici che davvero ne hanno bisogno. La difesa dei diritti degli animali e di chi con loro convive è la mia missione da sempre, il mezzo televisivo diventa uno strumento fondamentale anche per questo obiettivo”.

L’ambientazione è sempre quella: l’ormai tradizionale cascina-studio, dove l’on. Brambilla presenta gli ospiti, i servizi con storie di animali sfortunati o eroici, le rubriche fisse, i collegamenti con i video di trovatelli girati nelle strutture che li ospitano. La paladina degli animali li propone in adozione e consegna direttamente alle famiglie adottanti il nuovo amico, perché, ripete, “l’amore non si compra”.

Nella seconda puntata avremo cinque proposte di adozione: simpaticissimi cani e gatti ma anche i conigli extralarge, oltre all’”adozione-live” da parte di una famiglia che sarà ospite in studio. Per la rubrica “Ho salvato un amico” conosceremo la storia di Rebecca e del suo furetto Caciotto (il nome è tutto un programma), per l’appuntamento con “L’amico famoso” la giornalista Silvana Giacobini aprirà la porta di casa e ci presenterà i suoi adorati Mela e Tigre, una chihuahua e un gatto che convivono benissimo. Due altri spazi fissi sono “I consigli del nutrizionista”, per mantenere in salute gli amici a quattro zampe, e gli “Animali e l’arte” con i commenti di Roberto e Giuliana, due giovani e preparati storici dell’arte che illustrano con grande efficacia capolavori a soggetto animale. Nel servizio sulla “storia a lieto fine” si parlerà di una nuova disciplina, il “Doga”, ovvero lo yoga con i cani, praticato per rafforzare i legame tra amico umano e non-umano.

Michela Vittoria Brambilla ospiterà Sua Maestà il Gatto nel segmento dedicato alle interviste impossibili, un momento molto amato dai bambini, che diventano protagonisti inviando alla paladina degli animali piccoli video con domande, a volte profonde, a volte divertenti, ma sempre simpatiche. Nel cortile della cascina-studio, inoltre, i campioni di agility dog del gruppo cinofilo Corona Ferrea faranno vedere di che cosa sono capaci: nell’”agility dog” il conduttore affronta, insieme con il proprio cane, un percorso ad ostacoli, cercando di non commettere errori e di completarlo nel minor tempo possibile. Si tratta, in effetti, di un divertente gioco che ognuno di noi può fare con il proprio amico a 4 zampe, anche se per diventare campioni ci vogliono applicazione, costanza ed esercizio.

Non mancherà, naturalmente il contributo del meticcio Lucky, un ex randagio dal pelo lungo e molto simpatico, che è diventato la mascotte della trasmissione e gestisce tutto lo spazio social (profilo Fb, Twitter, Instagram e canale YouTube), con il quale i telespettatori possono interagire, inviandogli le più divertenti immagini dei loro amici a 4 zampe. Sempre a lui, in ogni puntata, tocca presentare la campagna di un’associazione animalista: perché “Dalla parte degli Animali” offre anche spazi di solidarietà con chi è impegnato nell’aiuto agli animali più bisognosi. Questa volta si potranno sostenere i volontari di tutto il mondo che stanno cercando di salvare gli animali nell’Australia devastata dagli incendi. Continua, infine, la bella collaborazione con R101, che ogni settimana rilancerà i contenuti della puntata e darà aggiornamenti sulle adozioni.

Alla base di “Dalla parte degli animali” c’è un’intuizione semplice, diventata format vincente: avvalersi di un mezzo di comunicazione come la televisione, che arriva in tutte le case, per promuovere le adozioni, combattere il randagismo e diffondere la cultura del possesso responsabile. I veri protagonisti della trasmissione sono i trovatelli dei rifugi, che grazie alla tv hanno una significativa chance di trovare il calore di una famiglia. E gli spettatori hanno gradito: lo share, stagione dopo stagione, puntata dopo puntata, è cresciuto costantemente, fino a raggiungere risultati molto lusinghieri.

Il programma è realizzato dalla direzione news Mediaset, a cura di Carlo Gorla e con la regia di Fabio Villoresi. Teaser pubblicato sul canale YouTube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=EHk-p-e–iI e scaricabile al link ttps://wetransfer.com/downloads/c528308904f97bd648fb4419dd9eae9c20200116175426/a1dce6187b4c5fe5e68af76557d828f020200116175426/0a7df6?utm_campaign=WT_email_tracking&utm_content=general&utm_medium=download_button&utm_source=notify_recipient_email. Il promo è invece pubblicato sul canale YouTube al link https://www.youtube.com/watch?v=g12CD7PzMcc.

Appuntamento quindi a domenica 19 gennaio, alle 10.50 su Rete4 con la mattina animalista di Mediaset. in compagnia dei nostri piccoli amici e di Michela Vittoria Brambilla.


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CIRCEO, ON. BRAMBILLA AL MINISTRO COSTA: “FERMI LA STRAGE DEI DAINI”

Se il ministro Sergio Costa “intenda fermare l’inutile mattanza dei daini del Circeo”. Lo chiede direttamente all’interessato, con un’interrogazione a risposta scritta, l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, che lamenta “l’ennesimo episodio della guerra alla fauna selvatica avviata, ormai senza ritegno, in questo Paese” dopo aver promosso “sconsiderati programmi di ripopolamento a beneficio dei cacciatori”.

Scrive l’ex ministro nell’interrogazione: “Con una serie di proprie determinazioni, l’ultima delle quali è datata 30 dicembre 2019 e impegna 195 mila euro, il direttore dell’Ente Parco Nazionale del Circeo sta provvedendo a rendere operativo il Piano di gestione del daino (Dama dama), sul quale sono stati acquisiti il parere positivo del Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, autorità vigilante, e quello della Regione Lazio per quanto riguarda la procedura di valutazione di incidenza. Il Piano, approvato con delibera del Consiglio direttivo (n.2 del 23 gennaio 2017) e il solo voto contrario dell’allora sindaco di Ponza Piero Vigorelli, prevede la cattura e l’abbattimento di centinaia e centinaia di daini, discendenti degli animali introdotti oltre sessant’anni fa nell’area del futuro Parco dall’ex Azienda di Stato delle Foreste Demaniali per programmi di ripopolamento. I daini, originariamente confinati in una superficie recintata di 400 ettari, sono fuggiti e hanno dato origine alla popolazione che occupa attualmente l’intera foresta, con densità diverse: nel complesso, secondo la stima risalente al 2015, circa 1268 capi, una media di 42 ogni 100 ettari a fronte di una “capacità massima”, secondo gli estensori del Piano, di 15-20 esemplari”.

Per ripristinare la “naturalità” della foresta attraverso “un controllo permanente” della popolazione di daini, si prevede “il prelievo di almeno 350 esemplari in tre anni”, da realizzare principalmente con due tecniche: la cattura in vivo tramite corral (recinti collettivi) dove gli animali vengono convogliati da esche e l’abbattimento diretto con arma da fuoco. Beninteso, il destino dei daini catturati non sarebbe diverso. “Qualora la gestione degli animali vivi sia eccessivamente dispendiosa sia in termini di procedimenti da mettere in atto, costi che di organizzazione delle attività – precisa il Piano – si può prevedere di abbattere i capi catturati all’interno dei corral di cattura ovvero traslocandoli nelle recinzioni fisse dove procedere all’abbattimento mediante sparo con tiro con arma a canna rigata munita di cannocchiale di mira, dall’altana (realizzabile anche trasformando una struttura già presente)”. Insomma, una vera e propria “camera della morte” sulla quale gli “operatori” potrebbero sparare in tutta tranquillità come in un tirassegno con bersagli viventi. Tra le “opportunità” segnalate dal Piano c’è addirittura lo sfruttamento ai fini alimentari degli animali uccisi. “Ipotizzando un prelievo di circa 350 capi e un peso medio di un capo pari a 40 kg – afferma il testo – si potrebbero avere a disposizione, circa 14000 kg di carne nel solo primo anno di gestione. Questo rappresenta un quantitativo tale, da poter originare una preziosa filiera di prodotto fresco o stagionato che possa far sviluppare un importante indotto socio-economico per la comunità locale””.

“In realtà – ricorda l’on. Brambilla – non solo manca un censimento aggiornato della popolazione di daini, ma è ormai noto che il ricorso a mezzi cruenti per il “contenimento” delle popolazioni animali è praticato dai parchi italiani e generalmente in tutta Italia da oltre vent’anni senza aver mai portato risultati significativi né placato le continue lamentele delle categorie controinteressate (coltivatori e allevatori) per i danni subiti. Sarebbe ora, a parere dell’interrogante, di sperimentare tecniche innovative e non cruente, per esempio farmaci contraccettivi, a maggior ragione in un Parco come quello del Circeo, già assediato dal cemento e dai bracconieri”.


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TV: TORNA SU RETE4 “DALLA PARTE DEGLI ANIMALI”, LA FORTUNATA TRASMISSIONE IDEATA E CONDOTTA DA MICHELA VITTORIA BRAMBILLA

Torna sul piccolo schermo “Dalla parte degli animali”, la fortunata trasmissione ideata e condotta dall’on. Michela Vittoria Brambilla, regina di ascolti della programmazione domenicale di Rete4 e giunta alla sua quarta edizione. A partire dal 12 gennaio, ogni domenica mattina alle 10.50, dopo la Messa, terrà nuovamente compagnia alle famiglie italiane che amano gli animali e si commuovono ascoltando le loro storie: trovatelli in cerca di adozione ma anche cani eroi, protagonisti di incredibili prove di fedeltà verso i loro amici umani o con altre specie, quattrozampe che si meritano la nostra stima e persone meravigliose che li salvano,  non solo volontari animalisti ma anche uomini e donne che semplicemente decidono di prendersene cura. Una mattina di sentimenti, di emozioni, di sorrisi e di grande passione per una trasmissione veramente dalla parte degli animali, pensata per trovare una famiglia e dare una seconda opportunità ai tanti piccoli amici che vivono nei canili e nei rifugi italiani: cani, gatti ma anche conigli, agnelli, caprette, maialini, asinelli, cavalli, uccelli e altri rappresentanti del meraviglioso mondo animale.

Alla base di “Dalla parte degli animali” c’è un’intuizione semplice, diventata format vincente: avvalersi di un mezzo di comunicazione come la televisione, che arriva in tutte le case, per promuovere le adozioni, combattere il randagismo e diffondere la cultura del possesso responsabile. I veri protagonisti della trasmissione sono i trovatelli dei rifugi, che grazie alla tv hanno una significativa chance di trovare il calore di una famiglia. E gli spettatori hanno gradito: lo share, puntata dopo puntata, è cresciuto costantemente, fino a  raggiungere il risultato più alto di tutta la programmazione della domenica di Rete4, compreso il primetime, e totalizzare una media di 2 milioni di contatti alla settimana comprensivi delle repliche.

“Sono davvero felice di essere giunta alla quarta edizione di una trasmissione che, prima ancora di essere di successo, è davvero importante per aiutare i nostri piccoli amici in difficoltà e per creare una nuova coscienza di amore e rispetto nei confronti di tutti gli animali – ha spiegato Michela Vittoria Brambilla, che è anche presidente della Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente – Ringrazio di cuore i vertici Mediaset ed il nostro direttore di rete Sebastiano Lombardi, che ha una grande sensibilità nei confronti di questi temi ed ha creduto da subito nel programma. E ringrazio tutti i telespettatori che ci hanno sostenuto fino ad oggi e sono certa che continueranno a seguirci: è grazie a loro che ogni domenica riusciamo a compiere il miracolo di regalare il calore di una famiglia a piccoli amici che davvero ne hanno bisogno. La difesa dei diritti degli animali e di chi con loro convive è la mia missione da sempre, il mezzo televisivo diventa uno strumento fondamentale anche per questo obiettivo”.

Si riparte quindi nel verde della Brianza, dall’ormai tradizionale cascina-studio, dove l’on. Brambilla presenta gli ospiti,  i servizi con storie di animali sfortunati o eroici, le rubriche fisse, i collegamenti con i video di trovatelli girati nelle strutture che li ospitano. La paladina degli animali li propone in adozione e consegna direttamente alle famiglie adottanti il nuovo amico, perché, ripete, “l’amore non si compra”.

Nella prima puntata saranno sette le proposte di adozione: cani, gatti ma anche Tommasina, una simpatica agnellina, oltre all’”adozione-live” di un mix rottweiler con una protesi alla zampa, una vera e propria scelta d’amore compiuta da una giovane coppia. Per la rubrica “Ho salvato un amico” conosceremo la storia di Giovanna e del gatto Filippo, per l’appuntamento con “L’amico famoso” il simpaticissimo Massimo Boldi aprirà la porta di. casa e presenterà il suo adorato cane Danette. Un nuovo spazio fisso sarà dedicato ai consigli del nutrizionista, per mantenere in salute gli amici a quattro zampe, un altro agli “Animali e l’arte” con i commenti di Roberto e Giuliana, due giovani e preparati storici dell’arte che illustreranno con grande efficacia capolavori a soggetto animale. La “storia a lieto fine” è quella di Maya, cagnolina perduta e ritrovata a Roma dopo ben 8 anni e Michela Vittoria Brambilla ospiterà un coniglio gigante nello spazio dedicato alle interviste impossibili, un momento particolarmente apprezzato dai bambini, che diventano protagonisti inviando alla paladina degli animali piccoli video con simpatiche domande in attesa di risposta. Nella cascina-studio, inoltre, è atteso un ospite di riguardo: Briciola, il “cane del Quirinale” mascotte del IV Reggimento carabinieri a cavallo (i popolarissimi corazzieri). Anche il Presidente Mattarella, nel corso della sua cerimonia di insediamento al Quirinale, ha apprezzato la vivacità e le capriole del meticcio adottato dall’arma. Questo e molto altro ancora nella prima puntata di “Dalla parte degli animali”.

La nuova mascotte di questa quarta edizione è il meticcio Lucky, un ex randagio dal pelo lungo e molto simpatico, che gestirà tutto lo spazio social (profilo Fb, Twitter, Instagram e canale YouTube),  con il quale interagiscono i telespettatori inviando anche le più divertenti immagini dei loro amici a 4zampe, e presenterà, in ogni puntata, la campagna di un’associazione animalista: perché “Dalla parte degli Animali” è anche uno spazio di solidarietà verso chi ne ha più bisogno. Continua anche la bella collaborazione con R101, che ogni settimana rilancerà i contenuti della puntata e darà aggiornamenti sulle adozioni.

Il programma è realizzato dalla direzione news Mediaset, a cura di Carlo Gorla e con la regia di Fabio Villoresi. Teaser pubblicato sul canale YouTube al link https://www.youtube.com/watch?v=Viq7k_rpY9E e scaricabile al link https://wetransfer.com/downloads/92eb12397db520bc745f3cde4c5a5a9a20200108195733/7486759422b1f907328faa31c58f920120200108195733/62e7d7?utm_campaign=WT_email_tracking&utm_content=general&utm_medium=download_button&utm_source=notify_recipient_email. Il promo è invece pubblicato sul canale YouTube al link https://www.youtube.com/watch?v=IxovIAiWhuE.

Appuntamento quindi a domenica 12 gennaio, alle 10.50 su Rete4 con la mattina animalista di Mediaset. in compagnia dei nostri piccoli amici e di Michela Vittoria Brambilla.


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SALE TETTO DETRAZIONE SPESE VETERINARIE, ON. BRAMBILLA: “RISULTATO STORICO, GRAZIE AL NOSTRO INTERGRUPPO”

“Soddisfazione” è stata espressa dall’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente dell’Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali, per l’approvazione, nella commissione Bilancio del Senato, dell’emendamento alla manovra che innalza da 387,34 a 500 euro il tetto delle detrazioni fiscali per le spese veterinarie.

“Si tratta – spiega – della riformulazione di un emendamento elaborato e sostenuto dal nostro Intergruppo parlamentare. Il tetto è molto inferiore a quello che avevamo richiesto, ma siamo di fronte di un risultato storico, perché la soglia di detraibilità delle spese veterinarie è rimasta immutata da quasi vent’anni, anche se le condizioni economiche del Paese sono cambiate e le prestazioni erogate dai professionisti del settore sono oggi  molto diverse per quantità e qualità”. Tenendo conto della franchigia, e applicando l’aliquota del 19 per cento, si ottiene una detrazione di 70,46 euro contro i 49,02 consentiti fino ad ora.

“Questo risultato – conclude l’on. Brambilla – si aggiunge a quello ottenuto dall’Intergruppo con l’emendamento approvato martedì, che per il 2020 stanzia un milione di euro destinato alla lotta contro il randagismo. Il 60 per cento delle risorse sono riservate all’Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna per la realizzazione di piani straordinari di prevenzione e controllo”.


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ANIMALI, PDL BRAMBILLA SU PROTEZIONE DEI SUINI E VIDEOSORVEGLIANZA NEI MACELLI: BASTA CON LE FABBRICHE DI CARNE”

L’on. Brambilla porta un maiale a Montecitorio

 
“Sulla condizione dei maiali negli allevamenti italiani, in troppi hanno gli occhi, letteralmente, foderati di prosciutto. E’ ora di affrontare seriamente il problema di una vita, quella di tutti gli animali intrappolati, come fossero macchine o materie prime, nelle catene di montaggio delle filiere alimentari di massa, una vita che della vita ormai ha poco o nulla. Basta con le fabbriche di carne senza il minimo rispetto per gli animali”. Lo afferma l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, presentando a Montecitorio, due proposte di legge a sua firma – una per la protezione dei suini, l’altra sull’obbligo di videosorveglianza nei macelli e negli allevamenti industriali – insieme con Simone Montuschi di “Essere animali”, associazione che ha svolto numerose indagini sotto copertura negli stabilimenti del nostro Paese. Una selezione delle immagini più significative è stata mostrata nella sala stampa della Camera. E non solo: l’ex ministro, per dimostrare che i suini sono animali sensibili e intelligenti, si è presentata a Montecitorio accompagnata da un maiale al guinzaglio di nome Dior che ha richiamato l’attenzione dei media e dei cittadini.

“Certi orrori – afferma l’on. Brambilla – sono ormai ben documentati. Il caso dei maiali in Italia, allevati al 99 per cento con metodi intensivi, è emblematico. Ciò nonostante, ai problemi, etici e igienici, posti da questi allevamenti la politica non dà risposte, né a livello europeo (sarà interessante conoscere la posizione della nuova Commissione sull’Iniziativa dei cittadini per l’abolizione delle gabbie, che ha raccolto circa 1,6 milioni di firme) né a livello nazionale. Con il mio progetto di legge sulla protezione dei suini (AC 2285) intendo smuovere le acque formulando alcune proposte concrete: il divieto di allevare in gabbia le scrofe gravide e in allattamento, di praticare la castrazione chirurgica dei suinetti, di effettuare interventi di mozzamento di una parte della coda e di riduzione degli incisivi dei lattonzoli e delle zanne dei verri se non effettuati da un medico veterinario, con anestesia e somministrazione prolungata di analgesici”. Il testo stabilisce inoltre che i controlli annuali sul rispetto delle norme non riguardino “un campione statisticamente rappresentativo dei vari sistemi di allevamento”, come previsto attualmente, ma coinvolgano almeno “il 70 per cento dei suini allevati”.

“Si tratterebbe nel complesso – sottolinea l’ex ministro – di una vera e propria rivoluzione, dato che oggi una scrofa d’allevamento trascorre buona parte della propria vita in gabbie che impediscono qualsiasi movimento, che quasi il 100 per cento dei suinetti subiscono il taglio della coda e il 93 per cento la castrazione chirurgica (nel 97 per cento dei casi senza anestesia e analgesia). Non si sa a quanti lattonzoli o verri siano ridotti gli incisivi”. Il ricorso a queste pratiche, già parzialmente vietate dalla legge, viene motivato dagli allevatori dall’esigenza di evitare lo schiacciamento dei lattonzoli (gabbie gestazionali), di contenere gli effetti dell’aggressività degli animali (taglio della coda, riduzione degli incisivi) e evitare il cosiddetto “odore di verro” prodotto dagli ormoni maschili e inaccettabile per le produzioni DOP e IGP (castrazione). “Eppure – ricorda l’on. Brambilla – gli esperti ci dicono che esistono alternative: l’aggressività si può ridurre significativamente con arricchimenti ambientali che consentano agli animali un’esistenza più conforme alle loro esigenze etologiche e l’immunocastrazione può sostituire quella chirurgica.

Le condizioni di vita negli allevamenti industriali sono terribili per tutti gli animali coinvolti, lo sono particolarmente per i maiali, una specie con notevoli doti cognitive, alta socialità, grande mobilità e, nonostante i pregiudizi, attenta alla pulizia del corpo. “Se ne hanno l’opportunità – afferma la paladina degli animali – i maiali manifestano un’intelligenza affine a quella dei cani e per certi versi simile a quella degli scimpanzé”.

Per ovvie ragioni, allevamenti intensivi e macelli sono luoghi dove possono più facilmente verificarsi abusi sugli animali. “A tal proposito – aggiunge la deputata – vorrei ricordare che all’inizio della legislatura ho depositato una pdl (AC28) che mira a prevenire e contrastare i reati di maltrattamento e di abbandono di animali in queste sedi. La proposta prevede l’installazione, previo accordo sindacale, di sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso, le cui immagini sono cifrate con modalità atte a garantire la sicurezza dei dati e la protezione da accessi illeciti. Avrebbe di sicuro un effetto deterrente e darebbe un contributo al superamento di certe situazioni, denunciate da investigazioni sotto copertura come quelle di Essere animali. Gli italiani – prosegue – amano gli animali e vogliono vedere rispettati i loro diritti. Pertanto, accanto alle modifiche di tipo normativo che propongo, credo sia fondamentale denunciare a quali incredibili abusi e torture sono sottoposti i maiali prima di essere uccisi per finire in tavola. Occorre una vera e propria “operazione verità”, anche attraverso la diffusione di immagini girate all’interno di certe strutture, in modo che le persone siano consapevoli delle sofferenze “nascoste” in un panino al salame. Sicuramente parliamo di una totale privazione di dignità, della negazione di elementari esigenze etologiche e di grandissimo dolore fisico e psicologico, per maltrattamenti inaccettabili già vietati dalle normative vigenti. Senza dimenticare, per la nostra salute, che il 26 ottobre del 2015 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato la carne lavorata (ad esempio insaccati e wurstel) tra i cancerogeni di gruppo 1, il più pericoloso, come l’amianto e il fumo, mentre la carne rossa è inserita nel gruppo 2a come probabile cancerogeno. Molti ricercatori lo dicevano da tempo, ora c’è una sanzione ufficiale”.

Essere Animali, l’associazione rappresentata da Simone Montuschi accoglie “con soddisfazione” l’iniziativa dell’on. Brambilla e definisce “urgenti e necessarie” le modifiche proposte. “I nostri investigatori – ricorda Montuschi – hanno più volte documentato con diverse indagini le conseguenze di certe pratiche. Oltre 500 mila scrofe in Italia vivono confinate per oltre un terzo della loro vita in gabbie poco più grandi del loro corpo, dove non riescono nemmeno a girarsi. Nove milioni di maiali sono sottoposti al taglio sistematico della coda, un’operazione peraltro già vietata dalla legislazione europea ma purtroppo diffusa in tutti gli allevamenti italiani. Inoltre i suinetti maschi vengono anche castrati per evitare che la carne abbia un sapore sgradevole. Entrambi gli interventi sono effettuati senza l’utilizzo di anestesia e analgesia su maiali di pochi giorni di vita. Queste procedure – prosegue – causano gravi sofferenze fisiche e psicologiche ad animali che la comunità scientifica riconosce sensibili e intelligenti. Vietare gabbie e mutilazioni rappresenta quindi un primo passo fondamentale per porre fine alle prassi più crudeli oggi utilizzate negli allevamenti. Le modifiche proposte dall’On. Brambilla corrispondono alle richieste che la nostra organizzazione sta avanzando ai supermercati della grande distribuzione organizzata, attraverso la campagna #SOSpig. Siamo inoltre assolutamente convinti – conclude Montuschi – della necessità di aumentare i controlli all’interno degli allevamenti, che ora coinvolgono un campione troppo limitato di strutture. Con le nostre indagini infatti abbiamo documentato molteplici situazioni, prontamente denunciate, in cui si configura chiaramente il reato di maltrattamento di animali.”


“FODERATI DI PROSCIUTTO”

Numeri, sofferenze, abusi negli allevamenti di maiale in Italia

11,3 milioni i maiali macellati in Italia (2017)

8.7 milioni i maiali mediamente presenti negli allevamenti (2017)

525 mila le scrofe mediamente presenti

99 per cento i maiali allevati con sistemi intensivi

1 per cento i maiali allevati con metodi biologici (circa 56 mila)

70 per cento sono “suini pesanti” (anche oltre i 160 kg) , destinati alla produzione di salumi e insaccati

30 per cento sono suini leggeri (macellati a 95-120 kg), destinati alla produzione di carne fresca: la tipologia più diffusa in Europa

29,3 kg il consumo pro capite di carne di maiale in Italia (2017)

l’80% delle aziende suinicole sono concentrate in una zona di pochi chilometri quadrati nel cuore della Pianura Padana, tra le province di Mantova, Brescia, Reggio Emilia e Modena

Circa 1/3 della vita di una scrofa d’allevamento passa in gabbie gestazionali o in gabbie parto che la fasciano lungo tutto il corpo, impedendo qualsiasi movimento tranne lo stare in piedi o coricata su un fianco

Il 98-100 per cento dei suinetti allevati in Italia subiscono il taglio della coda, con un bisturi o un utensile dotato di fiamma e lama che taglia e cauterizza la ferita, benché il Dlgs 122/2011 la vieti come operazione di routine per prevenire la caudofagia

93 per cento dei maiali allevati in Italia sono sottoposti a castrazione chirurgica, di questi il 97 per cento senza anestesia o analgesia (il 52 per cento in Europa). Lo scopo è evitare “l’odore di verro”, inaccettabile per le produzioni DOP, IGP e STG.

? Non si conosce la percentuale di suinetti sottoposti alla troncatura degli incisivi, pratica vietata come operazione di routine dal Dlgs 122/2011, per prevenire lesioni alle scrofe.

10-40 per cento (stima) gli allevamenti italiani che utilizzano arricchimenti ambientali, consigliati per prevenire comportamenti aggressivi dei suinetti.

3 per cento i maiali immunocastrati in Europa

Le tipologie di allevamento:

A ciclo aperto specializzato nella produzione di lattonzoli

In questo tipo di allevamento sono presenti le scrofe e nascono i maiali da vendere alle strutture collegate che si occupano dell’ingrasso. Sono suddivisi in aree specializzate: fecondazione, gestazione, sala parto e post-svezzamento.

A ciclo aperto specializzato nell’ingrasso

Qui sono allevati i maiali nella fase finale d’ingrasso. Questi allevamenti dipendono dall’acquisto di suinetti e sono la tipologia più diffusa, soprattutto nelle aree a maggiore concentrazione come Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte.

A ciclo chiuso

Questi allevamenti combinano i due precedenti cicli. Sono mediamente diffusi nelle aree a maggiore concentrazione, dove rappresentano circa il 30-35% del totale e più frequenti nelle regioni del Centro, come Marche e Lazio e al Sud, in Campania, Basilicata, Calabria e Sardegna.

Da: “Allevamenti di maiali in Italia”, dossier di Essere Animali elaborato su fonti ufficiali


caneavvelenato

POLICASTRO, AVVELENATI I CANI ACCUDITI DALLA PRESIDENTE LEIDAA

Cinque cani che aveva curato e accudito sono stati avvelenati nei giorni scorsi. E’ accaduto a Vincenza Crispino, presidente della sezione Leidaa di Santa Marina (Salerno), residente nella frazione Policastro Bussentino.

Lunedì scorso, verso le 23,30 ha trovato morti quattro cagnolini che aveva sistemato sotto una tettoia in un terreno di sua proprietà e che alle 17 stavano benissimo. I carabinieri, prontamente intervenuti, hanno allertato l’Asl di Salerno e trovato le polpette alla metaldeide (lumachicida) utilizzate per compiere la strage. Martedì un’altra morte da veleno. E’ toccato ad una cagnetta raccolta dalla strada appena quindici giorni prima, che viveva in casa. La schiuma alla bocca e le caratteristiche deiezioni bluastre non hanno, purtroppo, lasciato dubbi. Nei mesi scorsi un cane è stato ucciso a bastonate e un altro è morto in circostanze sospette. In ottobre è statio appiccato un incendio nei pressi del rifugio.

La dottoressa Crispino, anestesista all’ospedale “”Luigi Curto” di Polla, ha regolarmente denunciato gli episodi alle autorità competenti ed ora chiede “più tutela” all’amministrazione comunale. “La struttura che ho realizzato appositamente per tenere i cani che sono stati avvelenati –spiega– è in una zona appartata, lontana da altre abitazioni. I cani erano molto buoni, non abbaiavano di notte, non si allontanavano mai dal rifugio e non avrebbero dovuto infastidire nessuno”. Evidentemente qualcuno è stato di parere diverso e ha pensato di risolvere il “problema” a modo suo.


Brambilla_sms solidale

SMS SOLIDALE AL 45589, TRE GIORNI PER ADERIRE ALLA CAMPAGNA LEIDAA

Ancora tre giorni, per un piccolo gesto di grande valore. Fino al 24 novembre si può aderire alla campagna solidale “SMS-SalvaMi Subito”, lanciata dall’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, a favore dei cani e dei gatti randagi che nel nostro Paese vivono alla giornata, stremati dal freddo e dalla fame, col rischio di essere investiti o di subire abusi.

Se potessero parlare, direbbero “grazie” i protagonisti dello spot ideato a sostegno della campagna: la cagnolina Giulia, cosparsa di acido e gettata via come un rifiuto, ora tornata a nuova vita, circondata dall’affetto di una famiglia. E i cuccioli di Luce: partorirli è stato l’ultimo gesto d’amore di una mamma torturata a morte, vittima innocente dell’efferatezza umana. Per contrastare l’abbandono, combattere l’indifferenza, sconfiggere la crudeltà, per finanziare il soccorso, la cura, il ricovero e la sterilizzazione degli animali vaganti e in difficoltà, direttamente o attraverso il sostegno ai volontari che operano in condizioni d’emergenza, fino a domenica è possibile donare 2 euro inviando un sms o 2-5-10 euro chiamando il 45589 da telefono fisso.

“Fenomeno odioso, di cui l’Italia ha tristemente il primato fra i paesi avanzati- spiega l’on. Brambilla – il randagismo non soltanto causa enormi sofferenze ad un numero imprecisato di animali d’affezione, che dovrebbero vivere in casa e non all’addiaccio, ma spesso è la premessa per atti ripugnanti di intolleranza e di violenza. Come quelli di cui è stata vittima Giulia: le cronache purtroppo ne sono piene”.

Secondo stime attendibili, i cani vaganti sul territorio nazionale sarebbero almeno 700 mila, i gatti randagi oltre 2 milioni. “Numeri che fanno davvero impressione – sottolinea la presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente – un vero e proprio esercito di creature indifese che, tutti i giorni, lottano per restare vive, tra pericoli, sofferenze, paura. Per aiutarli operiamo in tanti modi: dalle campagne per il possesso responsabile e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, a quelle per le adozioni e per le sterilizzazioni al Sud, a interventi diretti tramite le sezioni sparse sul territorio nazionale o per volontari impegnati in situazioni d’emergenza, alle azioni di lobbying nelle istituzioni”.

Tra gli obiettivi della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente c’è anche la promozione, ad ogni livello, di un cambiamento culturale che consenta di superare definitivamente l’emergenza randagismo. Perché anche agli ultimi tra gli ultimi, ai senza voce, sia finalmente risparmiata una vita sulla strada. “Ringraziamo fin d’ora, dal profondo del cuore – conclude l’on. Brambilla – tutti coloro che, con un gesto di attenzione e solidarietà, un sms o una chiamata telefonica, ci aiuteranno a intervenire per superare situazioni indegne di un Paese che si proclama civile”. Il video dell’sms solidale è scaricabile al link https://drive.google.com/open?id=1ekUxXW1AhNBmC2AqEnlDzb6YyLk6INl7 o visibile al link YouTube https://www.youtube.com/watch?v=DjcscgaSbU0. Lo spot radiofonico è invece scaricabile a questo link https://drive.google.com/open?id=1PlROJSuao2uB42auP-aj99IdpcKluPej.

DOSSIER DELLA LEGA ITALIANA PER LA DIFESA DEGLI ANIMALI E DELL’AMBIENTE

Il randagismo è un fenomeno ancora molto diffuso nel nostro Paese, anche se non ne sono note le dimensioni esatte per la mancanza di dati completi e di numeri aggiornati. Neanche l’anagrafe degli animali d’affezione, prevista già dalla legge del 1991 e tenuta dalle Regioni, funziona correttamente, visto che molti cani non vi sono iscritti o molti non sono cancellati al momento del decesso. Non solo: i sistemi informativi regionali non dialogano efficacemente tra loro e con la banca dati nazionale. Quindi è difficile, o impossibile, l’interscambio in tempo reale delle informazioni relative agli animali iscritti, per rintracciarli tempestivamente in caso di smarrimento e abbandono, per agevolare la circolazione di informazioni anagrafiche e sanitarie sugli animali e per programmare interventi di contrasto.

La carenza di elementi oggettivi di conoscenza non è casuale. Nonostante sia in vigore da decenni una buona legge, la 281/1991, che specifica bene che cosa devono fare le Regioni, che cosa i Comuni, che cosa le Asl (per esempio le sterilizzazioni), è frequente, da parte delle amministrazioni locali, il mancato adempimento di questi obblighi, che nei casi estremi, soprattutto al Sud, assomiglia molto ad un vero e proprio sabotaggio. Più in generale, c’è una responsabilità di governo, non solo nell’insufficiente (o meglio inesistente) raccolta di dati, ma nella mancanza di finanziamenti adeguati (solo nella legge di stabilità per il 2019 l’intergruppo parlamentare per i diritti degli animali ha ottenuto l’incremento ad un milione di euro del fondo nazionale per la lotta all’abbandono) e di seri controlli, assistiti da proporzionate sanzioni, sull’implementazione della 281 da parte degli enti locali. Tutto ciò impedisce di elaborare politiche efficaci per contrastare un fenomeno che causa gravi sofferenze agli animali e costa moltissimo alla collettività. Difficile affrontare un problema senza sapere in dettaglio quali proporzioni ha, quale distribuzione sul territorio nazionale, dove sono le vere criticità e senza essere certi che, in media, ciascuno faccia il suo dovere.

I numeri sotto riportati, in gran parte frutto di stime, servono a dare un’idea della piaga, alimentata dagli abbandoni e dalla riproduzione incontrollata. La sensazione è quella di un Paese spaccato in due, con un Nord (Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Valle d’Aosta e Province Autonome di Trento e di Bolzano e in più la Toscana) in cui il randagismo canino è sostanzialmente contenuto e un Centro-Sud dove i randagi sono molti, in alcune aree moltissimi, e la situazione appare spesso fuori controllo. In Sicilia, secondo il presidente della commissione sul randagismo dell’Ars, “nel 2016 sono stati censiti 75 mila cani randagi e 90 mila nel 2018”. Laddove la tensione è più alta si verificano, con preoccupante cadenza, anche i più clamorosi atti di crudeltà e intolleranza nei confronti degli animali. Basti ricordare un clamoroso episodio per tutti: l’avvelenamento di decine di cani a Sciacca (Agrigento). Preoccupante anche la condizione delle colonie feline, a volte riconosciute dalle autorità (come vorrebbe la legge), a volte tollerate, a volte ignorate. A fronte di 94 gattili al Nord, ne sono segnalati appena 7 al Sud.

Altrettanto difficile è quantificare il costo sociale del randagismo, perché le ricadute negative sono molte: salute, sicurezza, gestione del territorio, immagine turistica. Per avere un’idea si può partire da una cifra base, relativa all’anno 2017: circa 146 milioni di euro all’anno. Ci si arriva moltiplicando l’importo minimo che una circolare del Ministero della Salute indica come congruo ad assicurare un adeguato mantenimento degli animali, 3,50 euro al giorno, per il numero dei cani registrati nei rifugi (oltre 114mila) x 365 giorni. E’ l’altissimo prezzo-base – senza contare gli effetti collaterali (igiene pubblica, sicurezza, immagine turistica) – che paghiamo per gli abbandoni, la mancata applicazione delle leggi vigenti (sterilizzazione) e l’inesistenza di una vera politica per incentivare le adozioni.

La Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente (LEIDAA), da sempre in prima linea nella lotta contro il randagismo, interviene principalmente in tre modi: 1)finanziando campagne di sterilizzazione, tramite protocolli d’intesa con i veterinari, nelle zone dove l’emergenza randagismo è più grave 2)sovvenzionando le associazioni locali o i piccoli gruppi di volontari attivi sul territorio 3) promuovendo a tutti i livelli il possesso responsabile e le adozioni dai canili. Nel dicembre scorso è stata completata, in collaborazione con la Federazione nazionale degli ordini veterinari (Fnovi) e con l’Associazione nazionale medici veterinari (Anmvi), una prima tranche di sterilizzazioni: trecento gli interventi di ovariectomia/ ovarioisterectomia su cani e gatti randagi, finanziati con i fondi raccolti attraverso gli sms solidali ed eseguiti in cinque Regioni del Sud: Sicilia, Calabria, Sardegna, Puglia, Molise e Campania (con l’esclusione della Basilicata, dove nel 2015 è stata lanciata una campagna gratuita di sterilizzazione). La Federazione nazionale degli ordini veterinari ha fornito all’onlus un elenco di veterinari attivi nelle Regioni interessate, dichiaratisi disponibili ad aderire alla “task-force stop al randagismo” e ad eseguire le operazioni secondo le migliori pratiche e le migliori condizioni economiche possibili. Gli interventi sono stati ripartiti in proporzione alla popolazione di ciascuna Regione. E’ in preparazione una seconda tranche di altre trecento sterilizzazioni nelle regioni del sud sempre interamente finanziate dalla Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente.

Un’altra modalità di intervento è il sostegno ai piccoli gruppi di volontari impegnati in prima linea: contributi a volte decisivi per la sopravvivenza o il proseguimento dell’attività sempre “di frontiera” dove l’indifferenza moltiplica la sofferenza degli animali.

Infine vi sono le campagne nazionali, per la sensibilizzazione al possesso responsabile e l’incentivazione delle adozioni. Le adozioni consapevoli sono lo strumento principe per favorire le uscite dai canili e ridurre i rientri. Più un cane rimane all’interno di un canile, più avrà difficoltà ad abituarsi alla vita fuori dal rifugio. Quindi, se le condizioni generali lo consentono, dovrebbe rimanerci il meno possibile.

DATI DI SINTESI:

12 milioni: cani registrati all’anagrafe canina (Certamente sovrastimato per mancate cancellazioni). Secondo le stime Euromonitor, nelle famiglie italiane sono presenti 7 milioni di cani e 7,3 di gatti

6-700 mila: il numero stimato dei cani randagi in Italia

2,4 milioni: il numero stimato dei gatti randagi in Italia

114.866: cani presenti nei canili rifugio (2017, escluse Calabria e Campania)

91.021: cani entrati nei canili sanitari (2017), di cui solo il 38 per cento restituito al detentore

69.094: gatti randagi sterilizzati (2017)

300+300: cani e gatti randagi “obiettivo” delle campagne di sterilizzazione della Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente in cinque Regioni del Sud finanziate con l’iniziativa Salvami Subito (2017/2018)

46.960: cani adottati nei canili (2017)

297.243 euro: entità complessiva del Fondo nazionale per la lotta all’abbandono (2017). Per il 2019 è stata stanziata la somma di un milione.

1.200: i canili sanitari e i rifugi autorizzati in Italia (2017)

1277,5 euro/anno costo medio di un cane in un canile

7 anni: tempo medio di permanenza di un cane in canile

146,7 milioni di euro: costo annuo di mantenimento dei cani nei canili (2017)

750 casi di maltrattamento, abuso, animalicidio segnalati dai media nel 2017, di cui

89 casi di avvelenamento

(Dati del Ministero delle Salute e delle associazioni animaliste nazionali)


Brambilla intergruppo 1

MANOVRA, INTERGRUPPO PER I DIRITTI DEGLI ANIMALI: FISCO MENO GRAVOSO E RISORSE ANTI-RANDAGISMO

Un fisco che non infierisca sui proprietari di animali d’affezione e risorse adeguate per combattere la piaga del randagismo, soprattutto al Sud. Sono i due principali obiettivi che si propone di raggiungere l’Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali, presieduto dall’on. Michela Vittoria Brambilla, con un pacchetto di emendamenti all’AS 1586 “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022″ firmati dalle senatrici (di diverso orientamento politico) che fanno parte dell’Intergruppo. “Direttamente o indirettamente -sottolinea l’on.Brambilla – si tratta di promuovere la salute pubblica, che è una sola: umana e animale”.

Il pacchetto, messo a punto dopo aver attentamente considerato le proposte delle associazioni animaliste, è variamente sostenuto, tra gli altri, da Loredana De Petris (Leu), Loredana Russo (M5s), Gabriella Giammanco, Maria Rizzotti, Barbara Masini (Fi), Rosellina Sbrana e Stefania Pucciarelli (Lega), Monica Cirinnà (Pd), Julia Unterberger (Autonomie). “Uno schieramento davvero trasversale – commenta la presidente dell’Intergruppo – ma facile da mettere insieme per una battaglia di civiltà, condivisa da milioni di cittadini”. L’iniziativa riguarda innanzitutto alcuni emendamenti che, indicando le coperture, aumentano la soglia di detraibilità delle spese veterinarie, ferma da decenni, portandola a 1060 euro con un minimo di 60 (applicando la detrazione al 19 per cento, il massimo detraibile passerebbe da circa 49 a 190 euro) e riducono al 10 per cento l’Iva sugli alimenti e sulle prestazioni veterinarie.

In alternativa, si prevede la totale esenzione dall’IVA per prestazioni veterinarie per l’identificazione degli animali e il controllo della riproduzione, rese da liberi professionisti su animali legalmente detenuti, o l’ esenzione totale per le prestazioni veterinarie su cani e gatti detenuti in canili e gattili o non di proprietà liberi sul territorio. Un’altra proposta qualificante prevede per il 2020 l’aumento a 2 milioni (o 4 nella versione più auspicabile) dello stanziamento per le finalità indicate dalla legge quadro sugli animali di affezione e prevenzione del randagismo – Legge n. 281/1991, ma con una finalizzazione specifica: la destinazione del 60 per cento delle risorse alle Regioni del Sud per la realizzazione di piani straordinari di prevenzione e controllo del randagismo. “I criteri attualmente applicati – spiega l’on. Brambilla – non garantiscono che le risorse vengano distribuite tenendo conto delle effettive esigenze dei territori ed è per questo che si rende necessario specificare nella legge di bilancio dove spendere la maggior parte dei fondi”.

“Sono proposte – aggiunge la senatrice De Petris (LeU), vicepresidente dell’Intergruppo – con coperture realistiche e sostenute da parlamentari di diverso orientamento politico. Meritano perciò di esser prese seriamente in considerazione. Sono scelte di buon senso, scelte che si possono e si devono fare per risolvere problemi reali, sentiti dalla collettività”.

Un concetto ribadito anche dalla vicepresidente Loredana Russo (M5s), che ha sottolineato l’importanza della finalizzazione al Meridione delle risorse per il contrasto al randagismo. “Un’attenzione particolare – dice – abbiamo rivolto all’emergenza randagismo, soprattutto al Sud, dove la situazione è realmente allarmante. Diamo concretamente, anche agli animali, la possibilità di vivere in maniera dignitosa”.

[Dida. Da sinistra a destra: on. Paola Frassinetti (FdI), sen. Monica Cirinnà (Pd), sen. Rosellina Sbrana (Lega), Michela Vittoria Brambilla (Fi), sen. Loredana De Petris (Leu), sen. Loredana Russo (M5s)]


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“SALVAMI SUBITO” CON UN SMS AL 45589: DAL 16 NOVEMBRE LA CAMPAGNA ANTI-RANDAGISMO DELLA LEIDAA

La cagnolina Giulia, cosparsa di acido e gettata via come un rifiuto, ora è tornata a nuova vita, circondata dall’affetto di una famiglia. Come i cuccioli di Luce: partorirli è stato l’ultimo gesto d’amore di una mamma torturata a morte, vittima innocente dell’efferatezza umana. Loro e i tutti i randagi che nel nostro Paese vivono alla giornata, stremati dal freddo e dalla fame, col rischio di essere investiti o di subire abusi, sono i protagonisti dello spot a sostegno della campagna solidale “SMS-SalvaMi Subito”, lanciata oggi dall’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente. Per contrastare l’abbandono, combattere l’indifferenza, sconfiggere la crudeltà, per finanziare il soccorso, la cura, il ricovero e la sterilizzazione degli animali vaganti e in difficoltà, direttamente o attraverso il sostegno ai volontari che operano in condizioni d’emergenza.

Dal 16 al 24 novembre, infatti, è possibile donare 2 euro inviando un sms o 2-5-10 euro chiamando il 45589 da telefono fisso. “Fenomeno odioso, di cui l’Italia ha tristemente il primato fra i paesi avanzati- spiega l’on. Brambilla – il randagismo non soltanto causa enormi sofferenze ad un numero imprecisato di animali d’affezione, che dovrebbero vivere in casa e non all’addiaccio, ma spesso è la premessa per atti ripugnanti di intolleranza e di violenza. Come quelli di cui è stata vittima Giulia: le cronache purtroppo ne sono piene”.

Secondo stime attendibili, i cani vaganti sul territorio nazionale sarebbero almeno 700 mila, i gatti randagi oltre 2 milioni. “Numeri che fanno davvero impressione – sottolinea la presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente – un vero e proprio esercito di creature indifese che, tutti i giorni, lottano per restare vive, tra pericoli, sofferenze, paura. Per aiutarli operiamo in tanti modi: dalle campagne per il possesso responsabile e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, a quelle per le adozioni e per le sterilizzazioni al Sud, a interventi diretti tramite le sezioni sparse sul territorio nazionale o per volontari impegnati in situazioni d’emergenza, alle azioni di lobbying nelle istituzioni”.

Tra gli obiettivi della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente c’è anche la promozione, ad ogni livello, di un cambiamento culturale che consenta di superare definitivamente l’emergenza randagismo. Perché anche agli ultimi tra gli ultimi, ai senza voce, sia finalmente risparmiata una vita sulla strada. “Ringraziamo fin d’ora, dal profondo del cuore – conclude l’on. Brambilla – tutti coloro che, con un gesto di attenzione e solidarietà, un sms o una chiamata telefonica, ci aiuteranno a intervenire per superare situazioni indegne di un Paese che si proclama civile”. Il video dell’sms solidale è scaricabile al link https://drive.google.com/open?id=1ekUxXW1AhNBmC2AqEnlDzb6YyLk6INl7 o visibile al link YouTube https://www.youtube.com/watch?v=DjcscgaSbU0. Lo spot radiofonico è invece scaricabile a questo link https://drive.google.com/open?id=1PlROJSuao2uB42auP-aj99IdpcKluPej.

 

DOSSIER DELLA LEGA ITALIANA PER LA DIFESA DEGLI ANIMALI E DELL’AMBIENTE

Il randagismo è un fenomeno ancora molto diffuso nel nostro Paese, anche se non ne sono note le dimensioni esatte per la mancanza di dati completi e di numeri aggiornati. Neanche l’anagrafe degli animali d’affezione, prevista già dalla legge del 1991 e tenuta dalle Regioni, funziona correttamente, visto che molti cani non vi sono iscritti o molti non sono cancellati al momento del decesso. Non solo: i sistemi informativi regionali non dialogano efficacemente tra loro e con la banca dati nazionale. Quindi è difficile, o impossibile, l’interscambio in tempo reale delle informazioni relative agli animali iscritti, per rintracciarli tempestivamente in caso di smarrimento e abbandono, per agevolare la circolazione di informazioni anagrafiche e sanitarie sugli animali e per programmare interventi di contrasto.

La carenza di elementi oggettivi di conoscenza non è casuale. Nonostante sia in vigore da decenni una buona legge, la 281/1991, che specifica bene che cosa devono fare le Regioni, che cosa i Comuni, che cosa le Asl (per esempio le sterilizzazioni), è frequente, da parte delle amministrazioni locali, il mancato adempimento di questi obblighi, che nei casi estremi, soprattutto al Sud, assomiglia molto ad un vero e proprio sabotaggio. Più in generale, c’è una responsabilità di governo, non solo nell’insufficiente (o meglio inesistente) raccolta di dati, ma nella mancanza di finanziamenti adeguati (solo nella legge di stabilità per il 2019 l’intergruppo parlamentare per i diritti degli animali ha ottenuto l’incremento ad un milione di euro del fondo nazionale per la lotta all’abbandono) e di seri controlli, assistiti da proporzionate sanzioni, sull’implementazione della 281 da parte degli enti locali. Tutto ciò impedisce di elaborare politiche efficaci per contrastare un fenomeno che causa gravi sofferenze agli animali e costa moltissimo alla collettività. Difficile affrontare un problema senza sapere in dettaglio quali proporzioni ha, quale distribuzione sul territorio nazionale, dove sono le vere criticità e senza essere certi che, in media, ciascuno faccia il suo dovere.

I numeri sotto riportati, in gran parte frutto di stime, servono a dare un’idea della piaga, alimentata dagli abbandoni e dalla riproduzione incontrollata. La sensazione è quella di un Paese spaccato in due, con un Nord (Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Valle d’Aosta e Province Autonome di Trento e di Bolzano e in più la Toscana) in cui il randagismo canino è sostanzialmente contenuto e un Centro-Sud dove i randagi sono molti, in alcune aree moltissimi, e la situazione appare spesso fuori controllo. In Sicilia, secondo il presidente della commissione sul randagismo dell’Ars, “nel 2016 sono stati censiti 75 mila cani randagi e 90 mila nel 2018”. Laddove la tensione è più alta si verificano, con preoccupante cadenza, anche i più clamorosi atti di crudeltà e intolleranza nei confronti degli animali. Basti ricordare un clamoroso episodio per tutti: l’avvelenamento di decine di cani a Sciacca (Agrigento). Preoccupante anche la condizione delle colonie feline, a volte riconosciute dalle autorità (come vorrebbe la legge), a volte tollerate, a volte ignorate. A fronte di 94 gattili al Nord, ne sono segnalati appena 7 al Sud.

Altrettanto difficile è quantificare il costo sociale del randagismo, perché le ricadute negative sono molte: salute, sicurezza, gestione del territorio, immagine turistica. Per avere un’idea si può partire da una cifra base, relativa all’anno 2017: circa 146 milioni di euro all’anno. Ci si arriva moltiplicando l’importo minimo che una circolare del Ministero della Salute indica come congruo ad assicurare un adeguato mantenimento degli animali, 3,50 euro al giorno, per il numero dei cani registrati nei rifugi (oltre 114mila) x 365 giorni. E’ l’altissimo prezzo-base – senza contare gli effetti collaterali (igiene pubblica, sicurezza, immagine turistica) – che paghiamo per gli abbandoni, la mancata applicazione delle leggi vigenti (sterilizzazione) e l’inesistenza di una vera politica per incentivare le adozioni.

La Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente (LEIDAA), da sempre in prima linea nella lotta contro il randagismo, interviene principalmente in tre modi: 1)finanziando campagne di sterilizzazione, tramite protocolli d’intesa con i veterinari, nelle zone dove l’emergenza randagismo è più grave 2)sovvenzionando le associazioni locali o i piccoli gruppi di volontari attivi sul territorio 3) promuovendo a tutti i livelli il possesso responsabile e le adozioni dai canili. Nel dicembre scorso è stata completata, in collaborazione con la Federazione nazionale degli ordini veterinari (Fnovi) e con l’Associazione nazionale medici veterinari (Anmvi), una prima tranche di sterilizzazioni: trecento gli interventi di ovariectomia/ ovarioisterectomia su cani e gatti randagi, finanziati con i fondi raccolti attraverso gli sms solidali ed eseguiti in cinque Regioni del Sud: Sicilia, Calabria, Sardegna, Puglia, Molise e Campania (con l’esclusione della Basilicata, dove nel 2015 è stata lanciata una campagna gratuita di sterilizzazione). La Federazione nazionale degli ordini veterinari ha fornito all’onlus un elenco di veterinari attivi nelle Regioni interessate, dichiaratisi disponibili ad aderire alla “task-force stop al randagismo” e ad eseguire le operazioni secondo le migliori pratiche e le migliori condizioni economiche possibili. Gli interventi sono stati ripartiti in proporzione alla popolazione di ciascuna Regione. E’ in preparazione una seconda tranche di altre trecento sterilizzazioni nelle regioni del sud sempre interamente finanziate dalla Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente.

Un’altra modalità di intervento è il sostegno ai piccoli gruppi di volontari impegnati in prima linea: contributi a volte decisivi per la sopravvivenza o il proseguimento dell’attività sempre “di frontiera” dove l’indifferenza moltiplica la sofferenza degli animali.

Infine vi sono le campagne nazionali, per la sensibilizzazione al possesso responsabile e l’incentivazione delle adozioni. Le adozioni consapevoli sono lo strumento principe per favorire le uscite dai canili e ridurre i rientri. Più un cane rimane all’interno di un canile, più avrà difficoltà ad abituarsi alla vita fuori dal rifugio. Quindi, se le condizioni generali lo consentono, dovrebbe rimanerci il meno possibile.

DATI DI SINTESI:

12 milioni: cani registrati all’anagrafe canina (Certamente sovrastimato per mancate cancellazioni). Secondo le stime Euromonitor, nelle famiglie italiane sono presenti 7 milioni di cani e 7,3 di gatti

6-700 mila: il numero stimato dei cani randagi in Italia

2,4 milioni: il numero stimato dei gatti randagi in Italia

114.866: cani presenti nei canili rifugio (2017, escluse Calabria e Campania)

91.021: cani entrati nei canili sanitari (2017), di cui solo il 38 per cento restituito al detentore

69.094: gatti randagi sterilizzati (2017)

300+300: cani e gatti randagi “obiettivo” delle campagne di sterilizzazione della Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente in cinque Regioni del Sud finanziate con l’iniziativa Salvami Subito (2017/2018)

46.960: cani adottati nei canili (2017)

297.243 euro: entità complessiva del Fondo nazionale per la lotta all’abbandono (2017). Per il 2019 è stata stanziata la somma di un milione.

1.200: i canili sanitari e i rifugi autorizzati in Italia (2017)

1277,5 euro/anno costo medio di un cane in un canile

7 anni: tempo medio di permanenza di un cane in canile

146,7 milioni di euro: costo annuo di mantenimento dei cani nei canili (2017)

750 casi di maltrattamento, abuso, animalicidio segnalati dai media nel 2017, di cui

89 casi di avvelenamento

(Dati del Ministero delle Salute e delle associazioni animaliste nazionali)