“Il fatto sussiste, non si poteva negare l’evidenza di una morte inflitta fra atroci patimenti, ma il presidente Fugatti non è punibile, con le motivazioni capiremo perché. Se il giudice afferma che non si può uccidere un animale in questo modo, si è stabilito un importante principio di diritto”. Così il professor Mario Zanchetti, difensore della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, ammessa come parte civile, commenta la sentenza di assoluzione del presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, dall’accusa di aver disposto e fatto eseguire l’abbattimento dell’orso M90 senza prendere le misure necessarie per evitargli inutili sofferenze. Secondo il giudice monocratico, che ha accolto la richiesta dell’imputato di definire il procedimento con il giudizio abbreviato, il fatto “non costituisce reato”.
Proprio dalla formula adottata bisogna partire per comprendere che, nonostante l’assoluzione del principale imputato, l’associazione presieduta dall’on. Michela Vittoria Brambilla segna un punto a favore nella lunghissima battaglia per tutelare gli orsi del Trentino. Nell’istanza per la costituzione di parte civile LEIDAA ha dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio che l’operazione di preventiva narcotizzazione “avrebbe potuto essere effettuata in totale sicurezza evitando la lenta agonia provocata dai colpi d’arma da fuoco ad espansione che hanno attinto polmoni e fegato dell’orso M90” senza ucciderlo subito. Ma la telenarcosi non era espressamente prevista nel decreto del presidente della Provincia. E ben poteva essere presente, anzi, doveva essere presente, un veterinario. La formula “il fatto non costituisce reato” non nega l’evidenza. “Attendiamo le motivazioni – afferma il professor Zanchetti – per decidere quale sarà il prossimo passo”.
M90 era un orso giovane, di 2 anni e mezzo, che l’assenza dei cassonetti anti-orso aveva abituato a cercare cibo vicino a centri abitati. Nell’ottobre del 2023 era stato investito da un’auto ma era rimasto illeso. Nel gennaio del 2024 aveva seguito per un breve tratto due escursionisti. Tanto è bastato Fugatti per condannarlo a morte con un decreto emesso il 6 febbraio ed eseguito poche ore dopo la pubblicazione, senza lasciar tempo alle associazioni di ricorrere. Nel decreto non era prevista la telenarcosi e M90 è stato abbattuto con due proiettili nei polmoni e nel fegato, nessuno dei quali immediatamente letale ed è morto lentamente per emorragia interna.
“Gli animali – ricorda l’on. Brambilla – non sono cose, di cui si può disporre a piacimento. Non si può farli soffrire per negligenza o indifferenza. Sono anch’essi portatori di fondamentali diritti, sulla base del principio, affermato dalla legge Brambilla, della tutela diretta degli animali in quanto esseri senzienti. Continueremo a batterci contro l’arbitrio e l’arroganza di chi tratta gli orsi, il cui ripopolamento è stato deciso proprio dai politici trentini, come ingombranti ostacoli da rimuovere non appena se ne sente il bisogno”.
(Foto di repertorio)