“L’impegno di chi è chiamato a far rispettare la legge Brambilla è la miglior garanzia che questa riforma di portata storica dispieghi i suoi effetti. Tutti, magistrati, forze dell’ordine, veterinari pubblici e privati, associazioni, cittadini, siamo uniti per difendere i diritti degli animali”. Lo ha ricordato l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente e dell’Intergruppo parlamentare per i Diritti degli Animali e la Tutela dell’Ambiente, autrice della “legge Brambilla” sui reati contro gli animali, intervenendo all’evento “Legge Brambilla: una riforma storica sui reati contro gli animali”, che si è svolto ieri a Bologna, in un’aula dell’Alma mater studiorum.
“Con un rivoluzionario cambio di prospettiva – ricorda la presidente di LEIDAA – la legge Brambilla accorda tutela penale direttamente agli animali (a tutti gli animali, di qualunque specie), in quanto esseri senzienti e portatori di elementari diritti. “In linea con il Trattato di Lisbona e con la riforma costituzionale del 2022 – osserva la deputata – è un salto culturale notevolissimo che ci pone all’avanguardia in Europa”. L’altra grande novità è il generale inasprimento delle pene per i reati contro gli animali. “A partire dall’uccisione – incalza l’on. Brambilla – per la quale possiamo dire che finisce l’impunità: la reclusione potrà arrivare a 4 anni nei casi più gravi, se il fatto è commesso adoperando sevizie o prolungando volutamente le sofferenze dell’animale, con una maximulta fino a 60 mila euro. Ho voluto che si arrivasse a quattro anni di reclusione, più le aggravanti fino a un terzo, proprio perché queste persone sono socialmente pericolose: un domani potrebbero fare del male a una donna o un bambino”.
Aver aumentato le pene, spiega il dottor Giovanni Solinas, gip del Tribunale di Ferrara, ha reso “effettivamente perseguibili” questi reati: “La legge Brambilla consente innanzitutto di utilizzare nella fase delle indagini, in alcuni casi, strumenti incisivi come intercettazioni telefoniche e misure cautelari. Di particolare importanza – aggiunge – le innovazioni che prevedono l’affidamento definitivo degli animali oggetto di maltrattamento e ne vietano all’indagato la cessione: si riconosce in concerto che gli animali non sono “cose” come le altre normalmente sequestrate”. I rappresentanti delle forze dell’ordine hanno unanimemente rilevato, dopo l’entrata in vigore della legge, un aumento della sensibilità collettiva e quindi delle segnalazioni ricevute “che finalmente oggi – sottolinea il colonnello dei carabinieri Stefano Invernizzi, comandante del reparto operativo di Bologna – abbiamo gli strumenti per investigare”.
Margherita Pittalis, ordinario di diritto privato a Bologna, pone l’accento sulla forza propulsiva che ha avuto la riforma dell’art. 9 della Costituzione (quindi tra i principi fondamentali): “Ne deriva il precetto, per passare da una prospettiva di dominio a una di vulnerabilità, di fare leggi che siano in armonia con il riconoscimento degli animali come essere senzienti, per di più deboli, e nel frattempo di ricorrere, dove possibile, all’analogia: per esempio, nel caso di assegnazione degli animali di famiglia ai coniugi che si separano”. La dottoressa Carmen Santagati, dell’Asl bolognese, ricorda che l’“accertamento tecnico” del veterinario “fa la differenza per inquadrare la fattispecie di reato”: il suo è dunque un ruolo decisivo.